1992-2022: trent’anni dal lancio dello Space Shuttle Atlantis
Fra il 31 luglio e l’8 agosto del 1992, ebbe luogo la missione STS-46 dello Space Shuttle Atlantis, con a bordo il primo astronauta italiano della storia: Franco Malerba.
Il Festival dello Spazio di Busalla 2022, non poteva non celebrare il trentennale di questo importante avvenimento, che sancì il debutto dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) nell’astronautica e consolidò il contributo dell’Italia alle tecnologie per lo Spazio. La missione STS-46 è stata rievocata domenica 3 luglio a Villa Borzino, nella giornata conclusiva della kermesse festivaliera.
Coordinati dal giornalista scientifico Antonio Lo Campo, sono intervenuti a Busalla alcuni dei protagonisti a terra del lancio: uno fra tutti, Enrico Flamini, già Chief Scientist dell’Agenzia Spaziale Italiana e professore all’Università di Chieti-Pescara, che da Cape Canaveral diede l’ok alla partenza dello Shuttle prima del conto alla rovescia per l’inizio della missione.
La missione Tethered
Lo Shuttle Atlantis decollò dal John Fitzgerald Kennedy Space Center di Cape Canaveral il 31 luglio 1992, alle 09:56. A bordo della navicella spaziale, non c’era soltanto Franco Malerba, il primo astronauta italiano della storia, ma anche un “carico” molto speciale, frutto dell’inventiva e della tecnologia del nostro paese. All’interno dello Shuttle, si trovavano infatti anche la piattaforma Eureca dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e il satellite Tethered, o “satellite a filo”, nato da un’idea del professor Giuseppe Colombo e realizzato quasi esclusivamente dall’Alenia Spazio di Torino (oggi Thales Alenia Space) nell’ambito di un programma congiunto ASI-NASA.

Gli obiettivi principali della spedizione erano due. Il primo, testare la possibilità di produrre energia elettrica nello Spazio, sfruttando il movimento del sistema Shuttle-satellite a filo nel campo magnetico terrestre, per dare vita a una specie di dinamo in grado di generare energia; il secondo, rendere operativa Eureca (European Retrievable Carrier), una piattaforma controllata da terra capace di rilevare, una volta messa in orbita, una serie significativa di dati.
Nonostante alcuni imprevisti, che non consentirono il completo successo della missione, STS-46 fu sicuramente una pietra miliare per la partecipazione italiana alle missioni spaziali, in quanto contribuì a valorizzare il lavoro dei tecnici italiani in ambito internazionale e a rinforzare la collaborazione ASI-NASA. Inoltre, costituì una grande opportunità per l’industria aerospaziale italiana e per la formazione di futuri ingegneri, fisici e tecnici.
Parola di Franco Malerba
In realtà la carriera astronautica di Franco Malerba, come racconta lui stesso in varie interviste, non è iniziata con il Tethered, ma con lo Spacelab, decollato nel 1983. Le selezioni dei possibili partecipanti alla missione, avvenute nel periodo compreso fra il ’77 e il ’78, videro la partecipazione di migliaia di candidati provenienti da tutta Europa. Malerba si classificò fra i primi 4 finalisti, insieme a un tedesco, un olandese e uno svizzero (“… quasi fosse una barzelletta!”, chiosa con ironia l’astronauta). La NASA e l’Ufficio Astronauti, all’epoca tutt’altro che orientati su prospettive internazionali, decisero di addestrarne soltanto due. La scelta ricadde sugli astronauti tedesco e olandese.
Malerba è convinto che la sua esclusione da questa spedizione sia stata dettata da motivi geopolitici, nonché da un poco convinto coinvolgimento dell’Italia nella spedizione. Infatti, il nostro paese era immerso nei tragici “anni di piombo”, e nessuno era nelle condizioni di pensare a molto altro.
“… il ’78 era l’anno del rapimento di Aldo Moro e per un’infelice coincidenza il giorno di aprile in cui il consiglio dell’ESA avrebbe deciso quali astronauti inviare a Houston, era lo stesso in cui si cercava il cadavere dell’onorevole nel lago della Duchessa. Non mi stupirei – confessa Malerba – se scoprissi che la poltrona italiana, in quel consiglio, fosse stata vuota. Le priorità erano ben altre”.

L’importanza delle ricerche e dei viaggi nello Spazio
L’ex Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston, afferma: “Lo Spazio è sinonimo di progresso, di miglioramento della qualità della vita. Non investire nello Spazio significa non credere nel futuro”.
La nostra vita quotidiana è piena di realtà che derivano direttamente o indirettamente dalle ricerche spaziali.

Si pensi ad esempio alla navigazione satellitare, alle previsioni meteo sempre più puntuali e veritiere, a tutto ciò che riguarda il mondo delle telecomunicazioni, alla gestione delle emergenze da parte della Protezione Civile, al monitoraggio dell’atmosfera terrestre così come allo studio delle mutazioni climatiche.
Inoltre, lo spazio costituisce una grande opportunità per la ricerca, per l’impresa – si veda lo sviluppo della Space Economy – o ancora per il trasferimento dallo/allo spazio di tecnologie utili per la vita quotidiana. Ma lo Spazio potrà anche diventare una possibilità di vita futura per l’umanità, alla continua ricerca di nuovi luoghi da colonizzare e risorse da poter sfruttare.
AerCast, partner tecnico del Festival dello Spazio di Busalla 2022, ha video-intervistato nel suo Office Pod due dei “protagonisti spaziali” della missione STS-46: Enrico Flamini e Antonio Lo Campo.
Il primo, fu colui che diede il via al lancio dello Space Shuttle Atlantis a Cape Canaveral, e il secondo fu uno dei giornalisti che seguì e raccontò la spedizione. Entrambi, ora, sono due dei membri del Consiglio Scientifico del Festival dello Spazio. Le loro video-interviste si possono trovare online e saranno inserite nell’archivio storico digitale del Festival dello Spazio di Busalla.
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