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Passione per musica e tecnologia | Intervista a Matteo Rossi

Matteo, parlaci un po’ del tuo percorso fino ad oggi.

Certo. Ho 21 anni, due anni fa ho finito il liceo scientifico poi ho provato l’Università. Sono andato a Savona e mi sono iscritto al corso di Scienze della Comunicazione. Dopo circa un anno però è arrivato il Covid che ha cambiato tutto. C’è da dire che, ad essere sinceri, già prima non mi sentivo molto invogliato ad affrontare quel percorso. Perciò ho deciso di cambiare e l’estate scorsa, nel 2020, mi sono interessato ad un corso finanziato dalla Regione come tecnico del suono e fonico.

Ho iniziato a fine Novembre e le lezioni sono andate avanti fino a Maggio. Buona parte le abbiamo fatte online poi abbiamo ripreso in presenza e abbiamo seguito le lezioni nello studio di Waves al Videoporto di Cornigliano. Dopo il periodo di lezioni mi è stato proposto di fare lo stage formativo da gCguru Agenzia di Comunicazione con Giulio e questo mi ha permesso di conoscere AerCast.

Perché proprio il fonico?

Sono appassionato di musica da tanto tempo, in pratica da tutta la vita. Alle elementari ho iniziato a seguire un corso di chitarra che gestiva mia madre, volevo seguire un po’ le sue orme. Alle medie, poi, mi sono iscritto a un corso musicale a Pegli dove per tre anni ho studiato musica e chitarra. In seguito ho continuato con lezioni da privatista e suonato con amici in una specie di orchestra.

Sono molto legato alla musica e la figura del tecnico del suono mi interessava soprattutto per approfondire l’aspetto più tecnologico dell’ambito musicale. Per quanto riguarda la produzione faccio ancora un po’ di fatica perché a livello di software non mi sento molto portato ma per quanto riguarda invece più l’aspetto tecnico sento che mi interessa di più, quindi mixing, mastering e post-produzione.

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Un mondo dietro le quinte.

Assolutamente. C’è un grande lavoro che riguarda anche l’aspetto organizzativo e preparatorio per eventi live in teatri o all’aperto, che significa regolare tutti gli audio, i microfoni, le casse eccetera che a me piace molto.

I fattori da considerare sono molti. Se lo spazio è aperto o chiuso, da quanto è grande, eventualmente anche dal materiale di cui sono composte le pareti. Devi essere bravo a trovare un equilibrio tra chi sta sul palco, che deve riuscire a sentirsi bene, e gli spettatori.

Di cosa ti sei occupato in AerCast?

In AerCast ho esplorato all’inizio le varie piattaforme di streaming audio. In particolare quelle che si occupano di podcast. AerCast si sta dirigendo anche verso la produzione di podcast sia legati direttamente al blog, è infatti possibile sia leggere sia ascoltare gli articoli pubblicati, sia più generici, come il lavoro a cui sono stato coinvolto. Un podcast più trasversale sulla nascita di AerCast, i suoi obiettivi e lo sviluppo che c’è stato dietro.

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In AerCast hai trovato quello che cercavi?

Il mondo del tecnico del suono è molto ampio quindi aspettarsi una cosa precisa è difficile. Alcuni miei compagni di corso hanno fatto cose molto diverse, alcuni sono andati in studi di registrazione per produrre musica, qualcuno ha partecipato a trasmissioni live e si occupava di gestire l’audio o il suono.

Io sono stato contento di occuparmi di podcast perché è un mondo che mi interessa molto. Mi sono occupato, ad esempio, di ricercare i suoni e le voci da inserire in una produzione che uscirà tra un po’ di tempo.

Come dice Giulio è una forma di intrattenimento che sta prendendo sempre più piede. E lo confermo, gli italiani apprezzano i podcast e sempre più persone stanno seguendo questo genere di comunicazione.

Quale vorresti che fosse il tuo ambito professionale in futuro?

Al momento mi sto tenendo aperte diverse possibilità perché tutt’ora è difficile trovare ciò che veramente voglio fare. Tra tutte le possibilità che ci sono però sicuramente c’è anche quella di tecnico del suono.

È il tuo sogno nel cassetto?

È difficile rispondere. Da piccolo ne ho sviluppati tanti, compresi i classici astronauta e rockstar. Poi crescendo le cose cambiano. A me piacerebbe molto lavorare a contatto con i ragazzi come educatore. Tutt’ora sono uno scout, proprio l’anno scorso sono diventato capo scout ed è un ambiente che mi ha insegnato parecchio e su cui ho basato tantissimo della mia educazione.

La musica rimane però una bandiera, possiamo dire.

Sì, indubbiamente. È un aspetto che porto con me fin da piccolo e che porterò con me per tutta la vita. La musica di cui mi sono innamorato subito è stata il rock, l’ascoltavo con mia madre e mia sorella, Led Zeppelin, Pink Floyd, i classici insomma.

Li lego molto alla mia famiglia e per questo ci sono più affezionato. Poi ho sviluppato altri gusti per diversi generi come trap, rap, dance, tecno, mi piace molto ascoltare musica all’aperto perché la musica ha un grande potere comunicativo. Ti trasmette delle cose e se anche non te le trasmette comunque ti trasporta, ti trascina e fa comunità. Ti permette di entrare in contatto con persone coi tuoi stessi gusti o anche diversi ed è questo il bello.

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Tornando alla tua esperienza. La tua opinione sulle dirette streaming e AerCast?

Beh, non saprei dirti se abbia totalmente surclassato o quasi il mondo della televisione. Soprattutto tra i ragazzi, tra i giovani è piuttosto sicuro. Per quanto riguarda le dirette live, anche di questo se ne sente sempre più parlare. Stanno crescendo sempre più piattaforme, tra queste forse la più famosa è Twitch, di Amazon, dove ormai milioni di utenti si connettono tutti i giorni per live di diverso genere dal gaming, alle interviste alle semplici chiacchierate ma anche dirette musicali dove suonano anche per diverse ore di fila.

Per quanto riguarda le dirette streaming più rivolte al marketing anche quello avrà il suo spazio all’interno del mondo delle live con sbocchi interessanti. In generale, non credevo che AerCast fosse una realtà così grande, perciò quando ho incontrato persone che sapevano molto bene di cosa parlavano, capaci, ero contento perché sapevo di essere in un ambiente serio ma molto disponibile.

Questo aspetto mi ha colpito molto. Tutti sono stati simpatici e disponibili per incontri e riflessioni. Anche a livello organizzativo è stata una bella esperienza. Ho scoperto un mondo dietro le quinte che non conoscevo ma sempre composto da persone con cui mi sono trovato molto bene.

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