BIG il Festival promotore di intelligenza collettiva
Nel mese di settembre 2022 negli splendidi saloni di Villa Durazzo Bombrini, ha avuto luogo la terza edizione di BIG-Brief in Genova, il primo Festival a Genova rivolto al mondo della creatività digitale, con particolare attenzione ai settori della comunicazione e del digital marketing.
AerCast è stato partner tecnico dell’iniziativa per la diretta streaming di tutti gli incontri e delle molteplici attività di formazione.

Il Festival BIG è frutto dell’immaginazione di URKA, un network di professionisti liguri che mira a “risvegliare” una comunicazione sonnolenta per dare nuova linfa vitale e valoriale a brand, aziende e consumatori. L’edizione 2022 di BIG-Brief in Genova ha avuto come focus l’intelligenza collettiva, ovvero l’importanza di unire talenti, professionalità e competenze per creare valore ed essere vincenti sul mercato, ma anche nella vita.
Origini e definizione di intelligenza collettiva
L’intelligenza collettiva può essere definita come una forma di intelligenza diffusa, che abita l’intera comunità, stimolando la mobilitazione effettiva delle competenze di ogni suo membro, in un processo di continua valorizzazione coordinato in tempo reale.
Questa conoscenza distribuita provoca un vero e proprio sistema di emancipazione e civilizzazione, perché colloca il singolo individuo al servizio della collettività in una prospettiva fertilissima, che consente da un lato la totale libertà di espressione e di determinazione individuale, e dall’altro la possibilità di accedere alle risorse intellettuali e all’insieme delle qualità umane della collettività stessa.
Il concetto di intelligenza collettiva deriva dal rinomato teorema della giuria formulato nel 1785 dal marchese Nicolas de Condorcet. Ma l’idea dell’esistenza di una forma di intelligenza posta al di sopra del singolo individuo è apparsa per la prima volta nei Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica (Grundrisse – 1857/1858) di Karl Marx, esplicitata nel concetto di general intellect: un “sapere” impersonale, sedimentato nella società e nel retroterra culturale dei suoi membri, che esprime capacità creative collettive e che è in grado di costituire nuovi e proficui rapporti sociali.
Negli anni a seguire, altri sociologi, filosofi, intellettuali, scrittori – e persino qualche entomologo – si sono espressi sull’intelligenza collettiva, immaginando scenari che vanno dall’entusiastico all’utopistico.
È allo studioso francese Pierre Lévy che si deve uno degli studi più approfonditi e dettagliati su questa materia. All’intelligenza collettiva Lévy ha infatti dedicato il libro L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio, uscito quasi trent’anni fa, nel 1994. Secondo Lévy, la diffusione delle tecniche di comunicazione su supporto digitale ha consentito la nascita di nuove dinamiche di aggregazione, incentrate principalmente sulla condivisione del sapere e delle competenze, sull’apprendimento cooperativo e sui processi di aperta collaborazione.
Tutto ciò concorre, all’interno di qualsiasi gruppo sociale, a far emergere il meglio da ognuno dei componenti e a incrementarne le qualità umane di intelligenza, intuito e problem solving. Così si legge nel saggio di Lévy: “Il fondamento e il fine dell’intelligenza collettiva sono il riconoscimento e l’arricchimento reciproco delle persone. L’assioma di partenza è un’intelligenza distribuita ovunque… per mettere in sinergia i saperi e le immaginazioni… imparando a conoscersi per pensare insieme… L’intelligenza collettiva ha inizio solo con la cultura e si accresce con essa.”
Questi sono sicuramente alcuni dei più affascinanti e auspicabili obiettivi a cui dovrebbe guardare ogni comunità di esseri umani.
L’intelligenza collettiva sul web
Come afferma, ancora, Pierre Lévy “il coordinamento in tempo reale delle intelligenze implica dispositivi di comunicazione che dipendono obbligatoriamente dalle tecnologie digitali dell’informazione”.
I nuovi media e la rete sono strettamente connessi alla promozione e alla valorizzazione dell’intelligenza collettiva, in primis grazie alla loro capacità di archiviare, recuperare e condividere facilmente le informazioni.
La struttura stessa del web 2.0, basata sulla collaborazione reciproca, sull’interazione sociale, sugli scambi culturali e professionali, si allaccia perfettamente all’idea di intelligenza collettiva, secondo la quale sono gli utenti stessi a sviluppare valore attraverso reti e connessioni spontanee. Da queste connessioni naturali sono emersi fenomeni come blog, wiki, filesharing, feed RSS, piattaforme che rappresentano delle vere e proprie comunità di persone che agiscono utilizzando meccanismi di trasparenza e fiducia in rete.
Wikipedia è uno degli esempi più emblematici di partecipazione e collaborazione che si collocano alla base del web 2.0. Possiamo identificare altri modelli di applicazione dell’intelligenza collettiva nei sistemi che si fondano sul principio della folksonomy, ovvero meccanismi di classificazione costruiti dal basso. Oppure, li possiamo trovare nelle applicazioni di social bookmarking come delicious, o, ancora, in siti di informazione specializzati (ad esempio Photography Rewiew o Camera Labs) a cui si può accedere liberamente e contribuire ad alimentare la conoscenza condivisa.

Il Festival BIG-Brief in Genova è stato una bella occasione di messa a frutto della teoria dell’intelligenza collettiva, favorendo lo scambio di idee, skills, knowhow e competenze di tutti gli 80 professionisti chiamati in causa come docenti o relatori. AerCast ne ha dato puntuale testimonianza con una diretta streaming di alta qualità dell’intera tre giorni di lavori.
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