Sussurrare per capire
Un incontro prezioso del Festival Nuits de Gênes, tra installazioni, teatro e la voglia di rallentare.
C’è un momento, nell’intervista registrata da Aercast a Villa Bombrini il 26 gennaio scorso, in cui l’artista zurighese Patrizia Pfenninger dice una cosa semplice e potente: urlare non è un contenuto, è solo una forma. E in quel momento si capisce tutto il senso della serata, e forse anche qualcosa del tempo in cui viviamo.
L’occasione è il terzo e ultimo capitolo del Festival Nuits de Gênes, ideato dall’Associazione Culturale Contatti in omaggio a Paul Valéry, poeta francese di madre genovese, che proprio a Genova visse la sua celebre “notte di crisi” creativa. Il festival, realizzato con il contributo del Comune di Genova e in collaborazione con il Festival Internazionale di Poesia Parole Spalancate, Casa Luzzati e Società per Cornigliano, ha scelto di concludersi con un dialogo ispirato a Monsieur Teste, il personaggio valeriano per eccellenza: una mente che osserva, che Valéry stesso definì “una testa che vede”.
A raccogliere quello sguardo, due donne e due percorsi artistici diversi, accomunati da una stessa urgenza: restituire valore all’attenzione.
La mostra che sussurra
Patrizia Pfenninger era a Genova con “Anatomia di un sussurro”, mostra itinerante ospitata alla Biblioteca Universitaria fino al 31 gennaio scorso, curata da Virginia Monteverde per il MIME, Centro Internazionale d’Arte Contemporanea. Nata come omaggio al fotografo americano degli anni Cinquanta Saul Leiter, la mostra è partita da Palazzo Reale di Monza e ha trovato nella tappa genovese il suo cuore: tre installazioni che invitano a rallentare, a guardare da vicino, a innamorarsi del dettaglio.
Il pezzo più emblematico si chiama “Sussurrocchio”: un megafono, strumento simbolo dell’urlo e dell’amplificazione, ribaltato e trasformato in visore. Ci si avvicina, ci si entra nella propria bolla intima, e si osserva un oggetto isolato dal suo contesto. Non più grida verso l’esterno, ma attenzione verso l’interno.
«Riuscire ad avere il coraggio di focalizzarsi su un piccolo dettaglio che ancora non riusciamo a decifrare – dice Pfenninger – è già un atto artistico. Il dettaglio diventa progetto, diventa importanza, ci muove.»
Genova, per l’artista, non è stata una scelta casuale: il porto, il mare, le case strette, i contrasti. Una città di confine, accogliente nella sua complessità.
Un festival per le donne che la storia ha dimenticato
Dall’altra parte del dialogo c’è Consuelo Barilari, attrice e direttrice del Festival dell’Eccellenza al Femminile, il festival teatrale di genere più longevo d’Italia, attivo a Genova dal 2006, ispirato alla figura di Matilde di Canossa.
Il festival nasce da un’urgenza precisa: ricostruire i profili di merito delle donne che la storia, la critica letteraria e quella artistica hanno sistematicamente ignorato o sottovalutato. «Stiamo recuperando – dice Barilari – ma non solo il festival: è un fatto culturale internazionale di questo secolo.» Un lavoro di memoria e di visibilità che oggi, finalmente, trova terreno fertile in un cambiamento culturale più ampio.
Per approfondire il Festival dell’Eccellenza al Femminile: https://www.eccellenzalfemminile.it/
Attenzione, cura, rovesciamento
Il cuore del dialogo, guidato da Barbara Garassino, ruota attorno a tre parole: attenzione, cura e rovesciamento.
Per Pfenninger, attenzione e cura non sono solo valori etici, ma strumenti di sopravvivenza creativa. «Sono l’unica chiave di lettura per poter andare avanti. Bisogna avere voglia di scoprire qualcosa, anche di scomodo, dell’altro e di se stessi.»
Barilari aggiunge una dimensione teatrale: il rovesciamento, nell’arte come nella vita, è lo strumento che permette di vedere davvero. Quando non riesci ad arrivare a qualcosa per via diretta, lo giri, lo ribalta, e lì trovi la visione. «Il ribaltamento non è facile – dice – ma è la chiave. Ti fa vedere dentro.»
E poi c’è il tema della sofferenza, affrontato con onestà e senza retorica. Le due artiste la interpretano in modo diverso: per Pfenninger il motore creativo è la gioia, lo stupirsi, l’innamorarsi di un dettaglio. Per Barilari la sofferenza ha invece una funzione drammaturgica precisa, quella che Stanislavski chiamava “antico dolore”, capace di sganciare l’individuo dal proprio ego e aprire strade nuove. Non si escludono: si completano.
Sussurrare nell’era dell’urlo
In un’epoca dominata dagli slogan, dai talk televisivi e dalla comunicazione aggressiva, entrambe le ospiti difendono il valore del sussurro: non come rinuncia, ma come scelta consapevole.
«Urlare mangia se stesso – dice Pfenninger – perché è una forma senza contenuto. Il sussurro, invece, crea uno spazio da condividere, invita all’altro a partecipare con qualcosa che va più in profondità.»
E il rallentare? Non è isolamento, chiarisce l’artista. È coerenza con se stessi. «Capire quando è il momento di correre, quando è il momento di volare e quando è il momento di fermarsi e ascoltare.»
L’ascolto, in teatro come nell’arte visiva, è pratica e disciplina. Stare in silenzio, osservare senza intervenire, mettersi in disparte: non è passività, è una forma di intelligenza attiva.
Da temere: l’indifferenza
La serata si chiude con una domanda ispirata a Valéry, che nel 1926 scriveva di un «caos universale di immagini e questioni» e di un futuro in cui «tutto ciò che il passato ci insegna è più da temere che da meditare». Una profezia che sembra scritta oggi.
Cosa c’è da temere? Per entrambe la risposta converge su una parola sola: indifferenza. «Azzera tutto il resto – dice Barilari – l’ascolto, l’impegno, tutto.» L’indifferenza globale che permette alle guerre di continuare, che rende possibile l’impossibile, che si nutre di distrazione e accelerazione.
Ma Pfenninger non rinuncia all’ottimismo. Il suo lavoro nasce proprio per costruire luoghi e momenti in cui le persone possano trasformarsi, anche solo per un istante. «C’è sempre una via d’uscita ed è fattibile» e non vede perché dovrebbe smettere di crederci.
L’intervista è stata registrata da AerCast il 26 gennaio 2026 al Videoporto di Genova, nell’ambito del Festival Nuits de Gênes.
Se questo articolo ti è piaciuto continua la lettura del nostro Blog

Nessun commento